Anatomia dell'ansia
- tdjdacosta
- 31 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Quando studiai Osteopatia ebbe inizio la mia passione per l'anatomia umana. Capire in dettaglio come è fatto l'organismo mi permise di comprenderne più facilmente la fisiologia ed anche la patologia. Mi guardai video su video di dissezioni e la mia passione crebbe velocemente per questa materia. Oggi amo l'anatomia e continuo a studiarla.
Solo negli ultimi dieci anni circa ho iniziato a studiare meglio il sistema nervoso centrale. Speravo di capire meglio il funzionamento delle nostre emozioni, ma ben presto mi resi conto che il nostro encefalo è un mondo a sé. Speravo fosse un pochino meno difficile e che il cervello fosse fatto da varie strutture ognuna con un compito preciso. Invece, ben presto venne fuori che tante funzioni sono frutto dell'intervento di più strutture rendendone difficile la comprensione.
Per esempio, l'amigdala non può essere ridotto all'organo della paura. È vero che qualche studioso associa una amigdala poco sviluppata a comportamenti non adeguati rispetto a situazioni che dovrebbero fare paura. Si tratta di una condizione che prende il nome di disregolazione emotiva con una minore percezione del pericolo. Definire l'amigdala però come centro della paura è un errore, perché le emozioni sono frutto di una integrazione somatosensoriale dove varie strutture cerebrali intervengono. Prima di tutto viene rilevato un contesto esterno o interno all'organismo da parte di vari recettori (per esempio, sentire dei passi dietro di noi mentre camminiamo in città al buio in un quartiere poco raccomandabile). Le informazioni passano attraverso un processo di elaborazione che ne determina la percezione e l'eventuale pericolo associato. La percezione del pericolo determina una attivazione di alcuni nuclei ipotalamici, cerebellari e a livello del tronco encefalico. L'attivazione ipotalamica provoca il rilascio di alcuni ormoni, nonché una condizione di iperortosimpaticotonia a cui segue il rilascio di adrenalina. Si ha così un aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, nonché una vasodilatazione muscolare che prepara l'individuo alla lotta o alla fuga. Si ha quindi un rilascio di glucosio affinché si possa preparare ATP per fronteggiare adeguatamente la paura, ecc.
Ma cosa succede se la persona prova la paura quando non c'è motivo di averne? La reazione a catena segue lo stesso, ma non c'è un pericolo. Se una persona ha paura del giudizio degli altri, per esempio, soprattutto se associato alla bassa autostima, si può verificare quella condizione che prende il nome di disturbo d'ansia. Paura e Ansia non sono la stessa cosa, ma hanno parti in comune e non a caso nella lingua tedesca entrambi prendono il nome di Angst. Per intenderci, la paura è una risposta a una minaccia specifica e imminente, mentre l'ansia è una risposta a una minaccia percepita, spesso vaga. Quindi, la persona elabora dati in ingresso e il risultato del processo percettivo è paura che però non richiede una fuga o una lotta. Le parti cerebrali coinvolte sono simili ed è per questo che chi soffre di ansia spesso ha tachicardia e aumentata frequenza della respirazione.


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