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Quando e perché è più facile credere alla disinformazione

  • tdjdacosta
  • 31 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Il giornale "il Fatto Quotidiano" ha scritto: L’11 dicembre il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha dichiarato che “noi siamo il prossimo obiettivo della Russia e siamo già in pericolo“. “La pace è finita“, ha poi ribadito Ursula von der Leyen. Lo pensa anche il capo di Stato maggiore della Difesa britannico, Richard Knighton, che rivolgendosi direttamente alla popolazione ha detto: “Le famiglie devono essere pronte a mandare i loro figli e le loro figlie in guerra contro la Russia”. Una guerra che, aggiunge sempre Rutte, potrebbe scoppiare entro i prossimi cinque anni, nonostante Mosca ribadisca ad ogni occasione di non avere mire espansionistiche in territorio Nato.

Il disimpegno americano, però, spaventa gli alleati ed è per questo che gli Stati membri si sono impegnati non solo a raggiungere la quota del 2% del Pil in spese nella Difesa nel 2025, ma ad alzare questa percentuale al 5% entro il 2035.

Intanto il blocco occidentale unito ha speso nel 2025 più di 1.200 miliardi di euro nel comparto della Difesa, 381 solo l'Unione europea. Mosca, invece, si è fermata a 142 miliardi (https://www.ilfattoquotidiano.it/.../russia.../8231430/...).

La ricerca suggerisce che individuare le informazioni false è difficile. Quando ci imbattiamo in nuove informazioni, tendiamo a concentrarci sulla loro comprensione e sulla decisione di cosa fare dopo, piuttosto che valutarne l'accuratezza. Ci vuole uno sforzo per confrontare le nuove informazioni con ciò che già sappiamo; quando le nuove informazioni sono false ma plausibili, possiamo impararle come fatti. Diversi fattori possono aumentare la nostra suscettibilità alla disinformazione.

Le persone sono più propense a credere alle informazioni errate se provengono da fonti interne al gruppo piuttosto che da fonti esterne (quindi la notizia proveniente dal capo della Nato di cui l'Italia fa parte o il capo dell'Unione Europea di cui l'Italia fa sempre parte, come succede nell'articolo rende la notizia più credibile) o se giudicano la fonte credibile. Anche il contenuto emotivo (per esempio, parlare di mandare i figli al fronte) delle informazioni errate gioca un ruolo importante: le persone sono più propense a credere a dichiarazioni false che fanno appello a emozioni come la paura (la pace è finita come dice il capo della Nato) e l'indignazione. Sono anche più propense a credere alle informazioni errate che dipingono gli avversari in modo negativo (l'Europa è il prossimo obbiettivo della Russia) piuttosto che a credere alle informazioni errate che sono negative nei confronti del proprio gruppo di appartenenza. Infine, le persone sono più propense a credere alle informazioni ripetute, anche quando contraddicono le loro conoscenze precedenti.

Questi risultati suggeriscono che è importante fermare le informazioni errate in una fase precoce.

Secondo la American Psychology Association (https://digital.apa.org/misinformation-effect/?_gl=1*1bi52d5*_gcl_au*MTIwNDc1NDYyNi4xNzY2MDEwMDU3*_ga*MTQzMTk2NjM2LjE3NjYwMTAwNTg.*_ga_SZXLGDJGNB*czE3NjYwOTU2MzIkbzMkZzAkdDE3NjYwOTU2MzMkajU5JGwwJGgw#/), la suscettibilità alla disinformazione mostra differenze individuali basate sull'esperienza. Ad esempio, il livello di istruzione, il ragionamento analitico e le capacità di calcolo possono aumentare la resistenza alla disinformazione, mentre l'ansia aumenta la probabilità che una persona ci creda. Gli adulti più anziani possono essere più bravi a identificare la disinformazione rispetto ai giovani.

Non è mia intenzione in qualsiasi modo prendere una posizione politica su quanto affermato nell'articolo summenzionato. Mi voglio piuttosto soffermare su come istituzioni come anche Nato e UE usano di sovente queste tecniche di comunicazione. Diventa quindi importante capire come il nostro sistema nervoso centrale elabora le informazioni per evitare generalizzazioni che potrebbero creare giudizi, convincimenti, stereotipi e pregiudizi. È effettivamente tendenza comune dell'encefalo umano usare euristiche a questo proposito. In psicologia, le euristiche sono scorciatoie mentali intuitive che permettono di prendere decisioni e risolvere problemi rapidamente, risparmiando lo sforzo cognitivo, basandosi su esperienze passate e regole semplici. Sebbene efficienti, possono portare a errori sistematici di giudizio, i cosiddetti bias cognitivi, che distorcono la percezione della realtà. Più una notizia viene ripetuta secondo le regole della comunicazione summenzionate dalla American Psychology Association, più vengono ritenute vere e secondo le euristiche potremmo appunto essere indotti nei cosiddetti bias cognitivi(https://www.stateofmind.it/2023/10/euristiche-bias-stereotipi/#:~:text=Le%20euristiche%20sono%20quindi%20delle%20scorciatoie%20mentali%2C,situazione%2C%20fornendoci%20una%20conclusione%20in%20modo%20relativamente).

 
 
 

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